Un blog per condividere esperienze, idee, progetti, in un'ottica nonviolenta ed eco-sociale.

Eccomi

Utente: Ermes02
Nome: Ermete Ferraro
Napoletano, classe '52, sono sposato e ho tre figlie. Di formazione cattolica e nonviolenta,dopo la laurea in lettere mi sono diplomato in servizio sociale e sono stato impegnato per 10 anni come animatore socio-educativo ed assistente sociale. Da molti anni insegno lettere nella scuola media, dove mi occupo anche di problemi di disagio cognitivo e comportamentale. Tra i primi obiettori di coscienza, attivista nonviolento ed eco-pacifista, sono stato uno dei fondatori dei Verdi a Napoli, dove ho ricoperto (1987-97)il ruolo di consigliere/capogruppo circoscrizionale al Vomero - quartiere di cui sono stato anche il primo presidente 'verde'- e di consigliere e capogruppo nel Consiglio Provinciale (dal 1990 al '95). Sono stato coordinatore del circolo di Napoli e membro del coordinamento regionale della Campania dell'associazione Verdi Ambiente e Società ONLUS. Di VAS sono attualmente Consigliere Nazionale e referente nazionale per l'ecopacifismo. A livello regionale,poi,sono componente dell'Esecutivo di VAS-Campania, come responsabile per la cultura. Ho svolto per 8 anni la funzione di Presidente e Coordinatore Sociale della FOCS (Fondazione Casa dello Scugnizzo ONLUS) di Napoli, di cui resto consigliere generale. Sono autore di svariati articoli e pubblicazioni. Visita: www.ermeteferraro.it

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sabato, 30 maggio 2009
PROPOSTE…DISARMANTI

 
Mercoledì scorso ho partecipato all’ incontro caratterizzato da quest’originale titolo, organizzato a Napoli dal “Tavolo Campano per gli Interventi Civili di pace”, in occasione del 29 maggio, in cui si celebra la “Giornata del Peacekeeping”.  Era da un bel po’ che dalla parti nostre non si parlava esplicitamente e qualificatamente di nonviolenza, transarmo, interventi di difesa civile, e non potevo certo mancare a questo appuntamento. E’ stata anche un’occasione per ascoltare interventi molto interessanti (come quello del prof. Pizzigallo della “Federico II” e di Fashid dell’Assopace), per riascoltare la profetica testimonianza di padre Alex Zanotelli, ma anche per incontrare dopo parecchio tempo l’amico e maestro Antonino Drago, che da alcuni anni insegna “Scienze della Pace” all’Università di Pisa e a quella di Firenze.
Le “proposte disarmanti” di cui si è parlato riguardavano in particolare il ruolo dei “Corpi Civili di Pace” (istituiti nel 1991 e confermati nel 2001 dal Parlamento Europeo, ma rimasti lettera morta, fatta eccezione per pochi stati, primo dei quali la Repubblica Federale Tedesca), altre iniziative di formazione alla nonviolenza e la promozione della “Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza” , che partirà fra 127 giorni e cui hanno finora aderito personaggi come Rigoberta Menchù, Evo Morales, Isabel Allende, Josè Saramago, Adolfo Perez Esquivel, Zubin Metha, Arun Gandhi e tanti altri.
Purtroppo non eravamo in molti a quell’incontro e pochi eravamo anche stamane, quando ci siamo visti nella “cappella della pace” di Pax Christi Napoli, per una delle cinque giornate di formazione agli “interventi civili di pace”, finalizzati alla prevenzione e trasformazione dei conflitti. Non è bastato, evidentemente, fare appello alla necessità di approfondire l’addestramento alla soluzione civile e nonviolenta dei conflitti per incuriosire e coinvolgere nuovi soggetti, benché spesso siano già impegnati e attivi in vari campi, dal volontariato alla cooperazione internazionale, dalla educazione alle battaglie per la pace e la salvaguardia dell’ambiente.
La frustrazione che deriva dalle mancate risposte a proposte formative del genere è ovvia, ma – come abbiamo verificato oggi, analizzando modalità e funzioni di uno strumento psico-sociale molto utile per chi si voglia preparare adeguatamente ad un intervento di pace – bisogna superare la naturale delusione e chiedersi quale aspetto del processo abbiamo trascurato o sottovalutato.
Il problema è che c’è troppa gente intorno a noi che ha perso la voglia di formarsi, di confrontarsi e di rivedere le proprie categorie mentali, per cui guarda con diffidenza a questi momenti di analisi e discussione, avvertendoli come una perdita di tempo un po’ accademica, una sovrastruttura teorica inutile o addirittura dannosa, nella misura in cui potrebbe ritardare o condizionare la prassi.
Eppure sappiamo bene, perché ce l’ha insegnato l’esperienza, che l’attivismo spontaneista non porta a risultati efficaci e stabili, se manca un training serio ad interventi alternativi in aree per loro natura conflittuali, che richiedono capacità di ascolto e di analisi della situazioni, ma anche conoscenza di tecniche e strumenti e capacità di gestione delle stesse azioni.
Fare interventi civili di pace, insomma, non può identificarsi con un’operatività volontaristica e velleitaria, ma richiede riflessione, addestramento ed organizzazione. Ovviamente bisogna stare attenti a non cadere nella tentazione opposta: quella, per intenderci, che ha sviluppato a livello internazionale molte esperienze accademiche di peace studies, cristallizzando spesso l’azione per la pace negli stadi della ricerca sulla pace e dell’educazione alla pace e facendola scivolare in una dimensione troppo mentalista e poco funzionale alla pratica.
Da noi in Italia – anche se sono non molti a saperlo – possiamo vantare esperienze coraggiose e qualificate sia di studi sulla pace sia di interventi di pace. Bisogna riprenderle e coordinarle, superando artificiose barriere tra matrici religiose e laiche del pacifismo, tra convinti della nonviolenza e chi non lo è. Bisogna rilanciare un movimento il più possibile unitario, facendo leva su esperienze di azioni civili di mediazione di pace che non rinuncino a diventare qualcosa di meno informale, ma si pongano l’obiettivo di strutturare un’organizzazione realmente alternativa alla difesa armata ed al peacekeeping militarizzato. “Ci sono alternative”, ripetiamo testardamente con Galtung, anche se la pseudo-informazione ed il pensiero unico vorrebbero convincerci del contrario...

Postato da: Ermes02 a 18:27 | link | commenti
nonviolenza, educazione alla pace, peacekeeping, ecopacifismo, alternativa politica

domenica, 15 marzo 2009
TOGLIERE LE BASI ALL'INDIFFERENZA...

          DI ERMETE FERRARO
Sabato 14 marzo a Napoli c’è stata una manifestazione nazionale contro la guerra e le basi militari. Il primo elemento che l’ha caratterizzata è stato l’assordante silenzio dei media e la sonnacchiosa indifferenza d’una città narcotizzata sia dalle emergenze quotidiane di chi ha problemi, sia dal diffidente menefreghismo dei benestanti .
Nell’Antisala dei Baroni, al Maschio Angioino, di mattina c’erano quasi solo gli ‘addetti ai lavori’ a partecipare all’assemblea“Togliere le basi alla guerra”, per cui il confronto, utile e necessario dopo un lungo vuoto d’iniziative, ha riguardato quasi esclusivamente vecchi e più recenti militanti antimilitaristi e pacifisti, napoletani ma anche siciliani, liguri e veneti.
Nel pomeriggio, il colorato e vivace corteo – partito da piazza del Gesù Nuovo e diretto alla Stazione Marittima – ha sì raccolto un universo variegato ed alternativo (giovani dei centri sociali, militanti umanisti, eco pacifisti, aderenti ad organizzazioni cattoliche e missionarie…), ma è sfilato in mezzo ad una Napoli addormentata, distratta ed incapace d’identificarsi nelle pur gravi problematiche che erano al centro della manifestazione.
Militarizzazione crescente del territorio, rischio nucleare, pericoli di una nuova escalation che ci riporti alla guerra atomica, subalternità di governi ed amministrazione alle logiche guerrafondaie della NATO, degli Stati Uniti e della stessa Unione Europea…beh, non si trattava mica di questioncelle secondarie né delle fisime di qualche estremista pacifista. Tanto meno si trattava di problemi che non hanno niente a che fare con quelli quotidiani che angosciano i cittadini di Napoli e della Campania. Eppure era palpabile la tradizionale strafottenza di una comunità che da anni piange sui suoi guai, ma non riesce proprio a dargli un nome e a fare qualcosa per scrollarseli di dosso…   (SEGUE)

Postato da: Ermes02 a 12:25 | link | commenti
nonviolenza, nucleare, educazione alla pace, militarizzazione, ecopacifismo, ambiente urbano, spese militari

TOGLIERE LE BASI DELL'INDIFFERENZA (2)

Prima ancora di “togliere le basi alla guerra”, allora, bisognerebbe forse cominciare – tutti insieme - a buttar giù le basi culturali, sociali e politiche di un modo assurdamente individualistico di vivere i problemi, che impedisce di coglierne la dimensione collettiva e, soprattutto, l’ottica preventiva che impedisce di aspettare che le questioni ci cadano addosso per cominciare a muoverci. Gà, bisognerebbe proprio iniziare col togliere le basi dell’indifferenza, della diffidenza indistinta verso la politica tradizionale e quella alternativa, della tenace ed inspiegabile resistenza della gente al cambiamento.
Chi vive ogni giorno in una Napoli occupata da basi e comandi militari, nuclearizzata dalla presenza di portaerei e sottomarini, presidiata per la strada e nelle discariche da militari armati, non può considerare normale tutto ciò.
Chi è cittadino di un comune, di una provincia e di una regione dove le decisioni sono sempre calate dall’alto, senza un minimo di rispetto per la volontà reale della gente, non può certo pensare che questa sia democrazia.
Chi vive quotidianamente il contrasto tra la crescente difficoltà di sopravvivere ad una crisi occupazionale, ambientale e sociale e lo sperpero oltraggioso ed arrogante dei nuovi ricchi, non può ritenere che tutto questo abbia qualcosa a che fare con la normalità.
Ecco perché bisognerebbe coniugare ancor di più di prima le lotte antimilitariste ed antinucleari con quelle per la difesa della risorsa acqua, per la tutela degli ecosistemi – urbani e non -minacciati, per un modello di sviluppo e di energia che sia l’esatto contrario di quello attuale, in nome dell’ambiente ma anche della giustizia e di una visione comunitaria, equa e solidale di convivenza civile.
Però tutte queste restano solo parole, se non ci rimbocchiamo le maniche e se, ciascuno nel proprio ambito oltre che dentro le proprie organizzazioni, non cominciamo a “contestare” questo sistema di morte nelle nostre scelte di tutti i giorni. Ritirare i propri soldi dalle ‘banche armate’, fare obiezione fiscale alle spese militari, fare ricorsi ed altri atti di disobbedienza civile contro scelte suicide come il nucleare, cambiare stile di vita e testimoniare giorno per giorno l’alternativa in cui crediamo, educando i nostri figli a fare lo stesso: questa è la strada. Bisogna però anche protestare, manifestare, ritornare a fare politica in prima persona. Come si diceva negli anni ’70: “meglio attivi che radioattivi”

Postato da: Ermes02 a 12:17 | link | commenti
pace, nonviolenza, nucleare, educazione alla pace, militarizzazione, ecopacifismo, ambiente urbano, spese militari

martedì, 20 gennaio 2009
"OCCHIO PER OCCHIO RENDE IL MONDO CIECO"

Stamattina ho trascorso un bel po’ di tempo cercando di tenere in piedi un difficile dialogo con alcuni ragazzi, agitati ed eccitati per un “regolamento di conti” fra gruppetti, che si sarebbe puntualmente replicato “fuori scuola”, secondo un rituale estremamente preciso e la logica perversa, ma ferrea, che costituisce la vera regola in quel rione popolare di Napoli.
Confesso che mi sono sentito un fesso di fronte all’incrollabile certezza che leggevo nelle parole e negli occhi di uno dei protagonisti dell’episodio, un ragazzo di origini arabe, al quale cercavo disperatamente di spiegare che una rissa non ha mai risolto nessun problema, ma solo offerto un alibi per ricominciare violenze e sopraffazioni. Che chi è aggredito e minacciato non può andare in giro con una mazza nello zaino. Che è assurdo sentire un quattordicenne – che tra poco potrebbe uscire dalla scuola media ed iniziare un percorso di formazione - ripetere, convinto quanto caparbio, la frase: “Se deve succedere, succede…”, fondendo in questa frase rassegnata e cupa il fatalismo napoletano e quello musulmano…
Mi ero sentito un povero fesso anche quando sono intervenuto, alcuni giorni fa, al primo atto della rissa subito all’uscita da scuola. I ragazzi che fino a pochi minuti fa erano con me a parlare e scherzare stavano sciamando dietro all’inseguito ed agli inseguitori, letteralmente affascinati da quella sensazione di violenza annunciata, che li spingeva a fare da pubblico, un po’ spaventato ed un po’ attratto da essa. Mentre cercavo d’intervenire, davanti a me è partita una salva risentita di “Mo’ stammo fora ‘a šcola…!” e, contemporaneamente, alle mie spalle, qualcuno ha sibilato ironicamente: “E’ arrivato Falcone e Borsellino !” …
Dopo scuola, sull’autobus, sfogliavo il giornale e l’occhio mi è caduto sulle dichiarazioni del ministro e probabile futura premier d’Israele Tzipi Livni, secondo la quale il suo governo ha conseguito gli obiettivi che si prefiggeva e quindi può chiudere l’operazione “Piombo fuso”, salvo ricominciare le ostilità se Hamas non mostrasse di aver compreso “la lezione”. All’obiezione di un giornalista, che sottolineava le troppe vittime civili, la Livni ne ha parlato come di conseguenze spiacevoli, ma collaterali e secondarie, di un’azione militare contro terroristi, fingendo di non rendersi conto che più di un terzo dei 1300 morti a Gaza erano bambini e ragazzi.
Ecco: quando i leader della Terra accettano questa logica ed utilizzano tutti i media per farcela apparire “normale”, cosa diavolo posso andare a raccontare ad un povero ragazzo immigrato che si arma di un bastone per fronteggiare quelli che lo aspettano spavaldi su un motorino, fuori scuola?
Come faccio a dirgli che ci sono ben altri mezzi per risolvere liti e conflitti, che la scuola è una garanzia, che la società non è tutta frode e violenza, che è inutile e dannoso coinvolgere amici e “parenti” in qualcosa che può trasformarsi in una specie di pericolosa faida?
Basta che guardi la TV per trovarsi di fronte a dichiarazioni come quella che ho citato, a “pezzi grossi” che bestemmiano di “lezione inflitta”, rubando le parole agli educatori per affermare la logica eterna della sopraffazione e dell’umiliazione dei vinti…
Eppure domani io tornerò dietro la cattedra e tra i banchi, testardo come tutti i fessi, a cercare di aprire gli occhi e le orecchie – ma soprattutto il cuore – di chi picchia e di chi è picchiato, di chi sfotte e di chi è sfottuto, di chi impedisce agli altri di studiare ma anche di quelli che vorrebbero cancellarlo, come un brutto e fastidioso ricordo.  A fare la parte di quello che “non capisce”, del donchisciotte o, per meglio dire, di… “Falcone e Borsellino”.

Postato da: Ermes02 a 17:45 | link | commenti (2)
palestina, scuola, educazione alla pace

lunedì, 15 dicembre 2008
EDUCAZIONE O MALEDUCAZIONE ALLA PACE? un saggio di E. Ferraro

  gcpe boxeducazione o maleducazionealla pace ?  Un saggio di Ermete Ferraro pubblicato su www.scrivi.com Per leggerne il testo cliccare QUI

Postato da: Ermes02 a 23:24 | link | commenti (4)
educazione alla pace