Un blog per condividere esperienze, idee, progetti, in un'ottica nonviolenta ed eco-sociale.

Eccomi

Utente: Ermes02
Nome: Ermete Ferraro
Napoletano, classe '52, sono sposato e ho tre figlie. Di formazione cattolica e nonviolenta,dopo la laurea in lettere mi sono diplomato in servizio sociale e sono stato impegnato per 10 anni come animatore socio-educativo ed assistente sociale. Da molti anni insegno lettere nella scuola media, dove mi occupo anche di problemi di disagio cognitivo e comportamentale. Tra i primi obiettori di coscienza, attivista nonviolento ed eco-pacifista, sono stato uno dei fondatori dei Verdi a Napoli, dove ho ricoperto (1987-97)il ruolo di consigliere/capogruppo circoscrizionale al Vomero - quartiere di cui sono stato anche il primo presidente 'verde'- e di consigliere e capogruppo nel Consiglio Provinciale (dal 1990 al '95). Sono stato coordinatore del circolo di Napoli e membro del coordinamento regionale della Campania dell'associazione Verdi Ambiente e SocietĂ  ONLUS. Di VAS sono attualmente Consigliere Nazionale e referente nazionale per l'ecopacifismo. A livello regionale,poi,sono componente dell'Esecutivo di VAS-Campania, come responsabile per la cultura. Ho svolto per 8 anni la funzione di Presidente e Coordinatore Sociale della FOCS (Fondazione Casa dello Scugnizzo ONLUS) di Napoli, di cui resto consigliere generale. Sono autore di svariati articoli e pubblicazioni. Visita: www.ermeteferraro.it

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lunedì, 16 febbraio 2009

 

BAMBINI POVERI E POVERI BAMBINI.....

Postato da: Ermes02 a 18:31 | link | commenti (1)
diritti dellinfanzia, minori a rischio

BAMBINI POVERI E POVERI BAMBINI (1)

 
Un recente studio dell’ISTAT ci ha rivelato che 1 bambino italiano su 4 vive al di sotto della soglia di povertà: una situazione che, all’interno dell’Europa dei 15, assimila la situazione del nostro Paese a quella della Romania. Il secondo dato emerso dall’indagine è che – manco a dirlo – questo grave stato di povertà colpisce soprattutto i bambini meridionali.
Attenzione: non è che altri stati molto più pretenziosi e membri del G8 – come il Regno Unito – navighino in acque molto migliori, visto che la percentuale di bambini britannici indigenti è solo di due punti inferiore (23%), ma questo non cambia le cose né ci può far sentire meno responsabili.
Basta sfogliare la cronaca di Napoli di un giornale, del resto, per imbattersi in notizie sconvolgenti, che ci danno la dimostrazione reale, al di là di ogni statistica, del degrado culturale e sociale, prima ancora che economico, che investe i minori che hanno la sventura di essere nati nella nostra realtà.
 “Fa prostituire le sue bambine per 5 euro: ‘A mamma servivano i soldi per la spesa”, strillava infatti un titolo su IL MATTINO di sabato 14 febbraio; non fai in tempo a riprenderti dal colpo che ti cascano sott’occhio altre due agghiaccianti notizie: “Picchiati per elemosinare. Salvati quattro bambini rom. Vivevano sotto un cavalcavia di corso Malta” e “Raid nel doposcuola: tredicenne il capobanda”.
Sì, bambini poveri, sfruttati, abusati, utilizzati come manovalanza criminale, emarginati nei campi nomadi, “dispersi” scolastici… Bambini costretti a vivere quotidianamente la logica della precarietà esistenziale, del bisogno estremo a confronto con lo spreco più sfacciato, della violenza e della sopraffazione che derivano da una relazionalità utilitaristica e priva di riferimenti, se non a valori etici, quanto meno ai codici popolari di una comunità degna di questo nome.
Bambini poveri, costretti a vivere in bassi e scantinati, dove condividono le bassezze di una promiscuità malata, ma anche a confrontarsi con i modelli di vita di una società sprecona e consumistica, le cui stimmate si ritrovano sulla carne dei ‘guaglioni’ dei vicoli accanto a quelle della miseria e dell’abbandono.
Bambini poveri: eredi d’intere dinastie di miserables; figli (e talvolta precoci padri) di Lazarillos e di lazzaroni, di pischelli  pasoliniani e di carusi siciliani… La novità, semmai, è che la povertà sembra essere diventata un po’ meno discriminante, visto che, chi più chi meno, sta colpendo un quarto di tutti i figli dei “fratellastri d’Italia”, in una specie di macabro federalismo della miseria e del bisogno.
Ma a tali bisogni, va detto, le politiche sociali non danno più risposte adeguate né efficaci,  a causa dei continui tagli all’assistenza, che peraltro proprio il federalismo fiscale farà emergere sempre più drammaticamente.

Postato da: Ermes02 a 18:19 | link | commenti
diritti dellinfanzia, minori a rischio

BAMBINI POVERI E POVERI BAMBINI (2)

 (segue)

Bambini poveri ma, diciamolo, poveri bambini! Chi vive ogni giorno l’esperienza della scuola, dei centri educativi per minori, delle parrocchie, infatti, sa bene che, se è vero che la povertà più scandalosa è quella che non riesce nemmeno a dare risposte ai bisogni primari e materiali dei nostri piccoli, questo non può farci chiudere gli occhi sulla sempre più diffusa povertà di affetti, di riferimenti certi e di valori, che affligge ed immeschinisce la condizione esistenziale di troppi nostri bambini.
Sì: in Italia 1 su 4 è in condizioni d’indigenza, che è una condizione rapportabile a parametri sociali ed economici ben precisi.  Ma chi ci riesce a darci un quadro statisticamente preciso della situazione che presumibilmente affligge un ben più alto numero di bambini, sottoposti a deprivazioni affettive, relazionali, culturali ed etiche, che non sono sempre connesse ad una condizione di povertà materiale?
La storia dell’Italia, ed in particolare degli anni dal dopoguerra in poi, è la dimostrazione evidente che da quest’ultima è sempre possibile uscire. Ma chi ci salverà dalla miseria morale? Chi restituirà ai bambini ciò di cui vengono privati, e che non è possibile procurarsi mettendo mano al portafogli o alla carta di credito?
Quello che è certo è che, mentre nella nostra democratica Repubblica fondata sul lavoro sono stati previsti nella finanziario 2008 ben 23 miliardi di euro per le spese della cosiddetta “difesa”, non si trovano abbastanza soldi per rispondere alle necessità di questi minori e per assicurare loro una vita degna di questo nome…. Per la guerra e l’industria della morte, al contrario, sembra proprio che dollari ed euro non manchino mai, anche in tempo di crisi economica.
Pare che un grande capo indiano, il celebre Toro Seduto, ebbe a dire: “Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete. Il guerriero non è chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi è chi sacrifica sé stesso per il bene degli altri. È suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a sé stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità.”   E poi dice che i ‘selvaggi’ erano loro…!

Postato da: Ermes02 a 18:05 | link | commenti (1)
diritti dellinfanzia, minori a rischio

sabato, 22 novembre 2008
Bambini in guerra e guerra ai bambini

BAMBINI IN GUERRA E GUERRA AI BAMBINI

leggi articolo di Ermete Ferraro su: scrivi.com

Postato da: Ermes02 a 08:58 | link | commenti
pace, diritti dellinfanzia

venerdì, 17 ottobre 2008
PACE E DIRITTI, DALLA PARTE DEI RAGAZZI…

 

di Ermete Ferraro

 

Ieri ho fatto un’esperienza molto bella e decisamente nuova, che ho condiviso con Sergio Minichini, attuale presidente della Fondazione “Casa dello Scugnizzo” e mio amico fin dalla metà degli anni ‘70 quando, entrambi obiettori di coscienza al servizio militare, svolgemmo al centro comunitario di quell’Ente il nostro servizio civile alternativo.

Il nostro comune amico Salvatore Di Maio (responsabile dell’ Accampamento della Pace che si sta svolgendo a Napoli in preparazione al Forum Universale delle Culture, previsto in questa città per il 2013) ci aveva infatti invitato ad animare il primo dei “dialoghi” col secondo gruppo di 100 ragazzi da 12 a 14 anni ospitati nell’Accampamento, provenienti da: Spagna, Messico, Brasile, Costa d’Avorio, Cile, Israele, Bosnia, Turchia, Cina, Bangladesh, in aggiunta a quelli napoletani, a ragazzi Rom ed a figli di emigranti campani.

Dovevamo discutere con loro nientedimeno che dei “diritti dei minori” e la cosa ci preoccupava non poco, tenendo conto che avevamo a disposizione solo un’ora, che i ragazzi erano già piuttosto stanchi e, soprattutto, che ogni cosa che avremmo detto sarebbe stata tradotta in spagnolo, portoghese, inglese e cinese. Eppure quei 100 volti un po’ curiosi che ci hanno accolto ci hanno messi subito a nostro agio e così è stato davvero possibile “dialogare” con quei ragazzini provenienti da tutti i continenti, interessati non solo a seguire il breve percorso che gli abbiamo proposto, ma anche ad intervenire in prima persona e con competenza in quello scambio d’idee sui loro diritti.

Certo, abbiamo dovuto ricordare loro che la prima “dichiarazione” in proposito risale al 1959 e che ci sono voluti altri 30 anni per giungere, nel 1989, alla solenne “Convenzione Universale dei Diritti dell’infanzia”, peraltro tuttora applicata molto parzialmente, e in alcuni casi per niente, dagli molti Stati firmatari.  Non potevamo però ricordargli tutti i 35 articoli che la compongono e ci siamo limitati invece a farne un elenco scritto, in ordine alfabetico, ed a raggrupparli in quattro categorie, contraddistinte da “parole-chiave”.

Prima ancora, però, abbiamo dato la parola ai ragazzi presenti, che con grande disinvoltura ci hanno subito presentato le loro priorità: educazione, abitazione, alimentazione, salute, libertà di espressione, uguaglianza di genere, identità nazionale e – come ha detto una ragazza messicana – il fondamentale diritto ad amare e ad essere amati.

Un saggio ragazzo bengalese ha perfino fatto una disquisizione sul concetto stesso di “diritti” e su chi abbia il diritto di sceglierli ed anche gli interventi finali dei presenti hanno sottolineato l’indissolubile rapporto tra diritti umani e pace, rivendicando con fierezza il loro ruolo di “costruttori di pace” nei rispettivi Paesi di provenienza.

Io e Sergio ci siamo limitati quindi a raggruppare le decine di “diritti dell’infanzia” contenuti in quel documento in quattro “scatole” fondamentali: BenessereSalute - Dignità Sviluppo. Abbiamo poi spiegato come le prime due siano le indispensabili precondizioni “materiali” per una crescita umana, civile e sociale che può sussistere solo se ai ragazzi/e di tutto il mondo saranno  garantiti rispetto della dignità personale e sviluppo delle potenzialità che, viceversa, troppo spesso gli vengono negati.

Lasciando dopo un’ora il colorato “Accampamento della Pace”, salutati da quel centinaio di sguardi vivaci e cordiali, ci siamo sentiti meglio e con dentro una maggiore fiducia in una generazione di cui si sa parlare solo in negativo, ma che sembra aver capito che per “salvare il mondo” deve finalmente cambiare strada, rinnegando il falso modello di sviluppo e di convivenza che gli adulti finora gli hanno proposto come unico.

 

Postato da: Ermes02 a 09:34 | link | commenti (2)
diritti dellinfanzia, ecopacifismo