Eccomi

Nome: Ermete Ferraro
Napoletano, classe '52, sono sposato e ho tre figlie. Di formazione cattolica e nonviolenta,dopo la laurea in lettere mi sono diplomato in servizio sociale e sono stato impegnato per 10 anni come animatore socio-educativo ed assistente sociale. Da molti anni insegno lettere nella scuola media, dove mi occupo anche di problemi di disagio cognitivo e comportamentale.
Tra i primi obiettori di coscienza, attivista nonviolento ed eco-pacifista, sono stato uno dei fondatori dei Verdi a Napoli, dove ho ricoperto (1987-97)il ruolo di consigliere/capogruppo circoscrizionale al Vomero - quartiere di cui sono stato anche il primo presidente 'verde'- e di consigliere e capogruppo nel Consiglio Provinciale (dal 1990 al '95).
Sono stato coordinatore del circolo di Napoli e membro del coordinamento regionale della Campania dell'associazione Verdi Ambiente e SocietĂ ONLUS. Di VAS sono attualmente Consigliere Nazionale e referente nazionale per l'ecopacifismo. A livello regionale,poi,sono componente dell'Esecutivo di VAS-Campania, come responsabile per la cultura.
Ho svolto per 8 anni la funzione di Presidente e Coordinatore Sociale della FOCS (Fondazione Casa dello Scugnizzo ONLUS) di Napoli, di cui resto consigliere generale.
Sono autore di svariati articoli e pubblicazioni.
Visita: www.ermeteferraro.it
Contatore
visitato *loading* volte
“Qual in Lui stesso infin l’eternità lo muta
Il Poeta ridesta con un gladio nudo
Il suo secolo, spaventato per non aver conosciuto
Che trionfava la morte in quella voce strana!”
(S. Mallarmé, Le tombeau d’Edgar Poe)
Non credo che si possa tributare omaggio migliore al grande narratore americano Edgar Allan Poe, a 160 anni dalla sua morte, di questi ispirati versi dedicatigli da un altro grande della letteratura, il poeta francese Stéphane Mallarmé. Il motivo di questo tributo è che proprio oggi, a Baltimora, si terranno i funerali solenni dell’eccezionale autore di tante ed originali “fantasticherie” narrative, morto ( manco a dirlo, in circostanze misteriose…) il 7 ottobre del 1849 e sepolto in tutta fretta alla presenza di pochi parenti ed amici.
Ricorda infatti Riccardo de Palo in un suo articolo sul quotidiano “Il Gazzettino” che egli: “…sosteneva che tutto ciò che vediamo, o che ci sembra di vedere, non sia altro che «un sogno dentro un altro sogno». Ma la sua vita fu un vero incubo; e giunto alla fine dei suoi giorni, non ebbe neppure l’onore di un funerale degno di questo nome. Quando fu trovato agonizzante per le strade di Baltimora, l’autore del “Pozzo e il Pendolo” indossava dei vestiti non suoi, era in evidente stato confusionale e forse era rimasto vittima di un’aggressione […] Fu così, quasi alla chetichella, che se ne andò da questo mondo l’inventore dei racconti “gotici” e dei gialli moderni, l’uomo che più di ogni altro ha saputo inchiodare i lettori nelle spire delle sue trame misteriose…” (http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=76150&sez=MONDO)
Ebbene sì: il suo secolo – per citare ancora Mallarmé – non seppe riconoscere nella “voix étrange” dell’autore di tanti racconti allucinati e terrificanti quel “trionfo della morte” che strideva troppo con l’ottimismo progressista dell’American Dream. In Poe il sogno americano si era trasformato in un cupo incubo, popolato da pazzi e da fantasmi, che poco aveva a che fare con il genere “gotico” di stampo europeo, ma abbandonava le nebbiose memorie medievali per incarnarsi in un presente senza tempo.
Il fatto è che quelle fantasticherie, vere e proprie incursioni nel regno misterioso e cupo della mente umana, contrastavano troppo con la visione entusiasta e spensierata di una civiltà che stava sempre più affermandosi grazie alla scienza ed alla tecnica, cioè alla smisurata fiducia nelle proprie capacità di trasformare e sottomettere il mondo. Basta scorrere alcuni titoli delle narrazioni di Poe per rendersi conto che il suo mondo era ben altro, seppur venato di un umorismo sottile e disincantato, proprio della tradizione anglosassone. Che cosa ci fanno “ombre”, “diavoli nella torre”, “maschere della Morte Rossa”, “gatti neri” e simili inquietanti presenze dentro il multicolore sogno americano? I suoi racconti evocano “appuntamenti mortali”, “gatti neri”, “crolli di case”, “seppellimenti prematuri”, “casse oblunghe” e ci trascinano in un mondo dove la logica, il buon senso comune e la pretenziosa razionalità di un mondo proiettato verso il futuro si smarriscono nello sgomento che nasce dal trovarsi a varcare la soglia dell’ignoto e dell’inspiegabile…
Ecco perché quel mondo oscuro - profondo come un pozzo e terrificante come un mortale “pendolo” che sta per abbattersi sulle nostre certezze illuministe – andava archiviato rapidamente.
Il trionfalismo nazionalista ed il razionalismo privo di aperture all’immaginazione non si addicevano ad una personalità ribelle, anticonformista e ‘maledettamente’ solitaria come quella di Poe. I suoi racconti, quindi, costituivano un’evidente opposizione al clima di pionieristico ottimismo che impregnava la sua epoca, ma che non ha mai smesso di esaltare chi continua a proporre la “American way of life” come se fosse l’unica strada che conduce al “pursuit of happiness”.
Eppure, 160 anni dopo, gli stessi statunitensi si sono decisi a tributare ad uno dei loro più grandi scrittori l’omaggio che non seppero accordargli alla sua morte, organizzando una solenne cerimonia funebre in quella Baltimora che ne custodisce il corpo. Si dice che oggi alle 11,30 nella cassa mortuaria ne sarà esposto un simulacro, realizzato con dubbio gusto neo-gotico da un artista locale… Ma se Poe, come il protagonista del suo racconto “Perdita di fiato” (Loss of Breath – 1835), potesse davvero affacciarsi dalla sua tomba, probabilmente commenterebbe col suo sense of humour: “ Il verso di Marston ‘La morte è una buona compagnia e tiene casa aperta’ mi sembra in questo momento una bugia bella e buona” …